Un po’ di mestiere

Non sono le linee di un sensore a gestire la nostra sensibilità

Insegnamento

Recentemente mi è successo di passare dalla parte della cattedra, insegnante di un Master di fotografia in un’Università romana pochi metri dai banchi, solo che lo sguardo è rivolto in direzione contraria, e alle spalle non hai i tuoi amici, ma una lavagna nera, fa la differenza.
Sembra uno spazio infinito, tornano gli odori dell’infanzia e con essi anche il senso delle proporzioni, tutto appare più grande e misterioso, un posto di passaggio nel percorso di crescita,  ora invece è un posto scomodo, voglio dire che i silenzi possono essere molto imbarazzanti e le risposte alle domande, assumono un tono definitivo.
La prima considerazione e il mio primo intento è stato quello di raccontare, con macchina da presa alla mano, quello che io credo sia la mia professione, o meglio un mestiere. Quindi ho cercato di demolire in parte il numero dei pixel e demoltiplicare i K invece di rincorrerli.
Il nostro è un mestiere che migliora nel tempo, acquisendo esperienza e registrando tutti gli input delle persone con cui vieni a contatto.

Tormento e privilegio

Fine giornata sul set

Quando finisce una giornata di set, quando il ritmo rallenta, ripenso al lavoro svolto e mi chiedo sempre quante cose si potevano migliorare, se ho sfruttato appieno le possibilità che una scena o che una location mi potevano offrire, può sembrare un tormento ma non è così, in realtà una delle caratteristiche del nostro mestiere consiste proprio nell'affrontare giorno per giorno tutte le variabili che si pongono e non avere sempre la soluzione in tasca, secondo me è un privilegio che rende ancora più appassionante il nostro lavoro.

Fino alla fine

Attenzione per i dettagli

Le persone che capitano per la prima volta su un set, sono sempre colpite dalla quantità di lavoro e dettagli che si cela dietro ogni inquadratura. Se poi potessero passare in un laboratorio, in fase di post produzione, scoprirebbero che questa complessità e attenzione ai particolari continua fino all'ultimo giorno, quando si arriva alla chiusura della copia definitiva. E' un'attenzione importante, rappresentata da quella tensione con cui segui tutti i passi di un film, dall'incontro con la regia, la lettura di una sceneggiatura, la collaborazione con le altre professionalità di una troupe, la gestione delle risorse che ti puoi permettere, la scelta dei collaboratori, le riprese, la post produzione.

L'involuzione della COLOR

Vantaggi e svantaggi

Il momento della Color sta assumendo sempre di più un ruolo portante nella figura di un direttore della fotografia. fino a poco tempo fa, costituiva solo la fase conclusiva di un lavoro di preparazione e di rigore sul set, non risolveva la fotografia di un film, ma completava un lavoro già pianificato, adesso sta assumendo un ruolo più funzionale, tecnico e artistico nello stesso tempo.I tempi ridotti di ripresa e la "potenza di fuoco" delle macchine da presa di ultima generazione, portano a riprese via via più snelle e meno curate, il direttore della fotografia assume sempre di più il ruolo di gestore di risorse tecniche e rimanda alla fase di Color gran parte del lavoro estetico del film. I colorist diventano delle figure sempre più importanti al punto che mi chiedo perché non venga riconosciuta la loro figura professionale anche per eventuali riconoscimenti ufficiali. Il vantaggio acquisito di avere più possibilità in fase di post produzione, chiaramente porta una controindicazione, che potremmo definire culturale, il direttore della fotografia tende a perdere quella capacità di visione d'insieme, di pianificazione, di cura del dettaglio e di attenzione che era una caratteristica di questo mestiere.

Ogni nuovo inizio

Raccogliere le idee

Se dovessi dire quando inizia una giornata di lavoro, direi dallo stop del giorno precedente, quando raccogli le idee, leggi l'ordine del giorno dopo, e pensi ai nuovi ambienti e alle prime inquadrature della giornata. se questo momento avviene in compagnia, magari con davanti una buona birra fresca, magari non ti accorgi neanche che stai parlando di lavoro.

E' sempre l'uomo che fa la differenza

Dal carrello ai droni

Quando si parla di droni di solito ci sono due reazioni immediate, diffidenza o entusiasmo. Sarà perché ho seguito i droni sin dai primi modelli, montavano piccole telecamere senza stabilizzatore, ma devo dire che io li ho trovati sempre degli accessori straordinari per estendere le possibilità di una macchina da presa per esplorare o raccontare storie. Si possono usare come punti macchina fissi, perpendicolari alle scene, radenti al suolo, lanciare nei vapori termali, insomma io credo che un buon operatore di macchina sappia farne l'uso adatto e se ne serva solo se ne ha veramente bisogno. Diciamo che la diffidenza è giustificata che sin dagli esordi sono stati affidati a mani che venivano dal modellismo se non peggio. la televisione poi ne ha fatto incetta e li usano continuamente come i primi anni con lo steadycam, che non raccontava nulla, ma faceva "solo"accorciare i tempi di ripresa. Io non dubito che il cinema possa oggi gestire un mezzo così "vistoso" nei suoi effetti visivi, è sempre stato così, sin da quando è stato introdotto il carrello che ha affiancato la macchina su cavalletto andando a interrompere le geometrie su due prospettive, è sempre l’uomo che fa la differenza, non la macchina.

Ad ognuno il suo

Tecnologia

Macchine fotografiche, telefoni o telecamere, è il secolo della tecnologia che insegue se stessa, continui aggiornamenti e modelli che diventano obsoleti in una stagione, le immagini riempiono ogni spazio pubblico e privato, questa affannosa ricerca dell'ultimo modello è spesso inutile, io credo che ogni mezzo possa essere usato per le potenzialità che offre.